Il Vomero (napoletano: Vommero) è uno dei quartieri collinari di Napoli.
Confina a nord col quartiere Arenella, ad ovest coi quartieri Soccavo e Fuorigrotta; a sud col quartiere Chiaia e ad est col quartiere Montecalvario e, sempre ad est ma per pochissimi metri, anche col quartiere Avvocata.
Con la "riforma del decentramento" deliberata nel 2005, il Vomero con l'Arenella forma la V municipalità che, con i suoi 120.000 abitanti è la più popolata della città .
Etimologia:
Il Vomero (particolare della Tavola Strozzi, 1474)In epoca romana, la collina vomerese era chiamata Paturcium (probabilmente da Patulcius, nome connesso a Giano, il dio a cui la collina era dedicata) e nell'alto Medioevo, per corruzione linguistica, Patruscolo o Patruscio. Il toponimo attuale, attestato alla fine del '500 (quando si riferiva però non all'intera collina, ma ad un antico casale), trae presumibilmente origine dalla sua antica vocazione agricola ed al gioco del vomere, un passatempo contadino che sanciva come vincitore chi, con il vomere dell'aratro, avesse tracciato un solco quanto più possibile dritto. Comunque proprio l'attività legata ai campi e la gran messe di verdure coltivate gli valsero per secoli il soprannome di Collina dei broccoli.
Successivamente, dopo la dominazione Normanna e quella Sveva, con gli Angioini Napoli divenne capitale nel 1266 (rimase tale fino all'Unità d'Italia nel 1860). Cominciò a sorgere dunque l'esigenza di risalire le pendici della collina vomerese, soprattutto per ragioni strategiche. La zona cominciò dunque a popolarsi soprattutto a partire dalla costruzione del Chiostro Certosino nel 1325 e quasi contemporaneamente gli Angioini sostituirono l'antico torrione di vedetta (d'epoca normanna) vicino al quale sorse il Chiostro, con il Castello di Belforte, nucleo di partenza del Castel Sant'Elmo. L'assetto del restante territorio vomerese rimase tuttavia immutato.
Villa Floridiana Sotto gli Aragonesi e poi sotto gli Spagnoli Napoli andò incontro ad un vertiginoso aumento demografico, dovuto alla forte immigrazione dalla penisola iberica e dal resto del regno. la necessità di allargare il territorio cittadino indussero il viceré Pedro Álvarez de Toledo a portare la città (allora solo pianeggiante) sino alle pendici delle colline, rimaste fino a quel momento prive di significativi insediamenti abitativi. Tuttavia, nel 1556 una legge vietò la costruzione di nuovi edifici intorno a Sant'Elmo, e nel 1583 anche sulle pendici del colle. Nel periodo dei viceré successivi a Don Pedro, l'espansione edilizia provocò la fusione di innumerevoli borghi, ed anche sulla collina iniziarono a formarsi agglomerati più omogenei, villaggi e casali; ed è nel '600 che la cartografia inizia a presentare le prime costruzioni collinari.
Durante la peste del 1656 la collina fu utilizzata come rifugio da parte della nobiltà e del clero: si era infatti affermata la tendenza nell'aristocrazia residente nel centro storico a costruirsi una seconda casa al Vomero, tendenza che si accentuerà nel corso del '700, soprattutto grazie alla apertura della nuova "strada Infrascata" (Via Salvator Rosa). Nel 1817, il Vomero fu promosso al rango di residenza non solo nobiliare, ma anche regale, con l'acquisizione di una villa da parte di Ferdinando I di Borbone: la futura Floridiana.
Nel 1809, nella nuova divisione amministrativa della città operata da Gioacchino Murat, tutti i villaggi del Vomero entrarono a far parte della città vera e propria, nel circondario dell'Avvocata. Infine, l'apertura di Corso Vittorio Emanuele nel 1860 delimitò il confine inferiore del futuro quartiere Vomero.
Fonte: Wikipedia.it
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