Basilica di San Giorgio Maggiore


Via Duomo, 237 - 80138 Napoli (Napoli)
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Basilica di San Giorgio Maggiore


Napoli (Napoli)


La basilica � situata all'incrocio di via Duomo, pilastro della citt� greco-romana,  � un'antica basilica paleocristiana della citt�. Fu fondata all'epoca del vescovo Severo tra il IV e il V secolo; l'unico resto architettonico di quell'epoca � l'abside paleocristiana, ornata di colonne con capitelli e pulvini , che fin dal Seicento fa da atrio e da ingresso alla chiesa.

Anteriormente al secolo IX nella basilica fu trasferito il corpo del vescovo fondatore Severo, e da allora il culto di S. Severo venne associato a quello di S. Giorgio, il santo titolare.  Non si conosce molto della vita e delle trasformazioni della chiesa durante il basso Medioevo e durante il Quattro e il Cinquecento.

Di certo il suo ruolo nella zona fu oscurato dall'ampliamento monumentale nel Duomo e dal sorgere nelle vicinanze di numerose altre chiese del Due e del Trecento, come l'Annunziata, Sant'Agostino alla Zecca, Sant'Agrippino a Forcella.

Nel 1618 l'abate di san Giorgio Maggiore, con l'assenso di papa Paolo V e del cardinale Decio Carafa, arcivescovo di Napoli, cedette la basilica al venerabile Carlo Carafa e alla sua congregazione dei padri Pii Operari che nel 1640, dato il gi� ovvio stato di abbandono della chiesa, decise di demolirla in toto, salvando la sola parte dell'antica abside che oggi si vede.

Il progetto fu affidato a Cosimo Fanzago che la lasci� come atrio alla chiesa a tre navate, con cupole in asse, da lui ideata. Nei primi tempi la costruzione del nuovo edificio procedette spedita sotto la protezione del cardinale Filomarino. A met� secolo, tuttavia, la rivolta di Masaniello e la peste del 1656 ne impedirono la prosecuzione.

Nel 1702 le residue strutture gotiche furono eliminate e a fine secolo furono completate la decorazione interna e l'architettura della chiesa - come si vede nel nuovo coro dietro all'altare. A fine l'operazione urbanistica di ampliamento di via Duomo costrinse all'abbattimento della navata destra della chiesa.

Fu rifatto il fianco destro, con l'ingresso laterale da via Duomo, furono ricostruiti gli stucchi e le decorazioni interne, e si un� il corpo della chiesa barocca all'atrio, fino a quel momento esterno, costituito dall'abside paleocristiana. La facciata principale su piazza Mannesi fu ricostruita del tutto, e ornata di una Madonna col bambino e di un San Giorgio.

Al suo interno domina ancora l'impianto fanzaghiano pur rivelando una stratificazione di diversi stili. Simbolo della Napoli altomedioevale � l'abside paleocristiana della chiesa un tempo ornata di mosaici raffiguranti Cristo, gli Apostoli e i Profeti.

Sui due primi altari, nella navata principale, si trovano due immense tele di Francesco Peresi che rappresentano la Conversione di Disma e l'Arcangelo Raffaele con Tobiolo, del 1713; essi sono la fusione tra la formazione barocca genovese del Peresi e il rococ� napoletano del periodo dei vicer� austriaci.

Pi� avanti, nella seconda campata a sinistra, di fronte all'ingresso laterale, � l'altare della Madonna della Potenza, un dipinto su tavola di origine trecentesca. Nella cappella seguente due statue fiancheggiano un'importante trittico ad affresco del giovane Francesco Solimena raffigurante i Santi Antonio da Padova e Nicola di Bari con al centro un Calvario su cui spicca inchiodato un Crocifisso ligneo da alcuni attribuito allo scultore napoletano Nicola Fumo.

Di fronte c'� un altare su cui � conservata una tela del tardo-manierista  fiorentini Giovanni Balducci, raffigurante la Madonna col bambino in gloria e i Santi Giorgio e Severo, datata 1629 ed interessante per la veduta del porto di Napoli e di Castel Nuovo di Napoli presente sullo sfondo.

Tra esso e l'ingresso laterale vi � la sedia di S. Severo, un sedile marmoreo che si dice usato dal santo vescovo fondatore della chiesa, ma che in realt� � il risultato di un assemblaggio di lastre antiche di diversi periodi. Di fronte ad esso c'� un pulpito che conserva sculture e rilievi dell'inizio del Cinquecento attribuibili allo scultore napoletano Giovanni da Nola.

Esso, in marmo, � opera di Camillo Lionti, del 1786. Scavato nel corpo dell'altare, vi � il vano che ospita la sepoltura di San Severo, vescovo di Napoli dal 363 al 409, quindi patrono della citt�. La tomba di San Severo � ricavata all'interno di un antico rocchio di colonna svuotato, chiuso da un coperchio a spioventi che sembra risalire al Due o al Trecento; un recente sondaggio sulle reliquie (1992) ha permesso la scoperta di un tessuto medievale nel quale il corpo era stato avvolto, forse a cura dell'arcivescovo d'Ormont (1302-1320).

Stupenda � la parte del coro retrostante dove due tele rappresentano rispettivamente due miracoli, di San Severo e di San Giorgio; rimuovendo quella raffigurante San Giorgio, un recente restauro ha scoperto un'altra tela dal medesimo soggetto, esempio del naturalismo napoletano della met� del Seicento, attribuita ad Aniello Falcone, autore meridionale di note battaglie.

La Sacrestia, cui si accede dalla navatella sinistra della chiesa, contiene dipinti del Cinque e del Seicento, ma anche un Crocifisso ligneo di origine romanico-bizantina.

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