Complesso di Sant' Antonio a Posillipo


Galleria Posillipo - 80122 Napoli (Napoli)
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Complesso di Sant' Antonio a Posillipo


Napoli (Napoli)


La chiesa di Sant'Antonio a Posillipo è una chiesa santuario di Napoli; ubicata nel quartiere omonimo, è raggiungibile sia dalle Rampe di Sant'Antonio (dette anche Tredici discese di Sant'Antonio), sia dalla via Minucio Felice.

Storia
La fondazione della chiesa risale al 1642 ed avvenne in un sito all'epoca scarsamente urbanizzato della città, costituito da quattro villaggi rurali collegati con la zona di Mergellina da un'antica strada greco-romana. I frati conventuali del terz'ordine vi fondarono una chiesetta ed un piccolo convento che ebbe nei primi anni la funzione di sanatorio. Sulla lapide di fondazione di leggeva: « FRATER PAVLVS ANSELONVS FR 3 ORDINIS S.TI FRANCISCI FVUNDATOR OB MAGNAM DEVOTIONEM FIERI FECIT ANNO DOMINI MDCXXXXII » Le mura dell'antica cappella sono oggi individuabili in corrispondenza dell'attuale sacrestia, così come i locali del convento originario sono riscontrabili nei locali denominati dell'ex-monastero. Nel 1603 fu iniziato l'ampliamento della strada che portava al convento, mantenendo lungo il suo percorso parte delle antiche vestigia romane (pavimentazione romana) e venendo così a costituire un mezzo più agevole per i pellegrini che dalla città intedevano raggiungere l'edificio; la strada, già Salita Santa Maria delle Grazie, venne così indicata come Rampe di Sant'Antonio a Posillipo. 

La chiesa nel frattempo assurse al titolo di Santuario Antoniano, prendendo negli anni una forma a navata unica con tre cappelle laterali per ciascun lato ed il convento fu allargato. La fabbrica della sacrestia fu avviata nel 1750, mentre quattro anni dopo fu la volta dell'edificazione del campanile a pianta rettangolare con cella campanaria ottagonale e bella cuspide in stile barocco; il chiostro del covento fu ultimato nel 1775. La successiva soppressione degli ordini religiosi, in epoca napoleonica, fece sì che la chiesa passasse al demanio e fosse destinata ad usi civili, sebbene affidata ad un rettore, ex-domenicano scampato ai fatti del 1799.

Nel 1824 il complesso fu affidato ai Domenicani di San Domenico Maggiore, anche grazie all'intervento di re Ferdinando II di Borbone che era in ottimi rapporti con l'ordine religioso. Nel 1883 vi furono dei lavori di restauro che interessarono le cisterne dell'acqua e l'impianto originario che collegava il complesso all'antico acquedotto greco, oltre alla risistemazione delle celle dei frati. Nel 1944 l'arcivescovo Alessio Ascalesi stabilisce nella chiesa, posta al di fuori delle mura conventuali, la costituzione di una parrocchia che andrà assumendo sempre maggior importanza negli anni anche grazie al nuovo assetto urbanistico della zona (la costruzione del piazzale antistante la chiesa da cui si gode uno spettacolare panorama sul Golfo di Napoli è degli anni sessanta). Nel 1975-76 vennero eseguiti importanti lavori di restauro e consolidamento e nel 2000 venne ripresa, in occasione del periodo giubilare, l'antica tradizione della processione di Sant'Antonio di Padova, a cui la chiesa è dedicata. 

Interno
Nella prima cappella a destra è collocato un crocifisso ligneo del XVII secolo; nella seconda si trova una raffigurazione di San Nicola di Bari di autore ignoto della metà del XVII secolo, mentre l'ultima cappella a destra è ornata con la Vergine della Purità, derivazione dell'originale conservato in San Paolo Maggiore di Luis de Morales. Nell'abside vi è l'altare maggiore policromo con la statua del santo. Tra le decorazioni a stucco sono coservate due tele del pittore napoletano Giacinto Diano rappresentanti L'estasi di Sant'Antonio, San Raffaele e San Tobiolo.

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