Comune di Maddaloni


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Comune di Maddaloni


Maddaloni (Caserta)


Maddaloni si estende tra i 427 e i 21 metri sul livello del mare alle pendici del monte Tifata. Le origini sono antichissime come mostrano gli scritti di Tito Livio, i resti delle antiche mura e le lapidi funerarie. Il suo nome era Mataluni in quanto coloro che si erano stanziati per primi erano dei guerrieri di Matalo, principe dei Galli Boji che erano venuti a Capua per aiutare Annibale. 

Successivamente arrivarono popoli cristiani che costruirono la chiesa in onore di Magdala ossia di Maria Maddalena. Oggi non vi è più la presenza di tale chiesa né del monastero basiliano annesso di cui anche abbiamo avuto testimonianza negli scritti. Ma la esistenza di quel santuario spiega il nome Magdaluni che noi ritroviamo al posto di Mataluni. 

Altra teoria e' che il nome Magdaluni derivi da Magdal, nome in arabo di Castello di cui il territorio era dotato già dal periodo galatino. Quando dal latino si passo' al volgare toscano, anche Magdaluni si trasformò in Maddaloni. Con la caduta dell'Impero romano, si susseguirono i Goti, gli Alemanni e i Vandali poi i Longobardi che ebbero una lunga permanenza e costruirono la torre che va sotto chiamata Castelluccio nel cui basamento si ritrova un cemento fatto di breccia e malta, tipico uso di questo popolo. 

Intanto fiorivano numerose chiese, molte delle quali tuttora esistenti, che però dipendevano dalla chiesa madre di Capua la quale, alleandosi con i Normanni di Aversa, entrò in lotta con i Normanni di Puglia e trascinò con sé anche Maddaloni che da lei dipendeva. Ruggiero di Puglia vinse e ricostruì il castello di Maddaloni fortificando tutta la zona circostante nel tentativo di riorganizzare tutto il sistema difensivo meridionale. 

In questo periodo "MATALUNI " ebbe il regio presidio con cavalieri provvisti di scudieri ed armigeri ed ebbe il suo più grande splendore in quanto divenne luogo di incontri di importanti personaggi della monarchia. Nel periodo bizantino, per intercessione del papa, Maddaloni era demanio regio e quindi non poteva né doveva essere concessa in feudo. Tale privilegio fu conservato con i Normanni e anche con gli Svevi che ad essi succedettero; anzi con Federico II il castello fu restaurato a spese degli abitanti dei borghi vicini e il borgo medievale iniziale si estese anche verso la zona pianeggiante essendosi incrementata la popolazione e gli scambi commerciali, modificando così la morfologia del territorio.

Quando arrivarono gli Angioini tutto cambiò: le case furono tolte agli antichi nobili e date sotto forma di concessioni a persone di loro fiducia. Successivamente il re Ladislao di Durazzo, diede Maddaloni in feudo a Carlo Artus d'Angiò che costruì la torre cilindrica che ancora oggi ammiriamo e che da lui prende il nome e che fino al 1975 aveva lo stemma di pietra degli Artus cioè un cimiero con sopra una testa di gufo ricoperto di un manto di ermellino e sotto uno scudo con otto rocchi.

Estinti gli Artus, il castello ed il feudo furono retti dal capitano Ottino Caracciolo, che si era distinto per aver liberato la regina Giovanna d'Angiò ed aver difeso Maddaloni nei confronti degli Aragonesi, i quali, preso il potere nel 1442, vendettero Mataluni al Duca Marzano con il patto di riscatto. Una volta riscattata fu poi rivenduta a Pietro di Mondrago che, resosi colpevole di tradimento, fu cacciato dagli Aragonesi che bruciarono il castello per punizione nei confronti dei ribelli. 

Da tale momento il nucleo fortificato fu abbandonato e divenne zona incolta fino a quando la famiglia Carafa non ne prese il controllo. Infatti, quando arrivò Ferrante d'Aragona creò la contea investendo del feudo Diomede Carafa, figlio di Antonio detto il Malizia. Da allora i Carafa rimasero, non senza vicende alterne, al comando di Mataluni e posero la loro residenza nel palazzo oggi occupata dal Villaggio dei Ragazzi. Ad essi apparteneva anche il Palazzotto ai margine orientali di Piazza Mercato e il palazzo della Starza adibito a casino di villeggiatura.

Con Filippo II di Spagna Mataluni passa da contea a ducato (era il 1558) e fu data a Diomede III che sarà quindi il primo duca della città. Quando dagli Aragonesi si passò ai Borboni, Carlo III concesse a Maddaloni il titolo di "Città" come riconoscenza al fatto che i paesani gli avevano concesso onori nel suo passaggio verso la conquista di Napoli; era il 1734. Ma dopo trentacinque anni, le stranezze dell'ultimo duca Marzio Carafa, fecero perdere il feudo ai Carafa oggi di questa famiglia rimane rimane sul portale della casa lo stemma in cui vi è un ermellino che regge una bilancia in segno di giustizia e potenza.

Dopo una breve parentesi dei Colobrano, Maddaloni, fu venduta ad Agnello De Sivo il quale trasformò e riattivò la zona del castello che divenne sede per tutto il periodo borbonico di feste e battute di caccia. Infatti la pianura a sud di Maddaloni, una volta solcata dalle acque del fiume Clanio e più già del Sebeto, era una zona boscosa, cosparsa di paludi e per la caccia al cinghiale sia Francesco I che Ferdinando II visitarono la città.

All'inizio del XIX secolo ci fu la rivoluzione risorgimentale a cui Maddaloni partecipò. Fu presidiata dai garibaldini nel 1860 e la casa del De Sivo divenne quartiere generale delle truppe di Bixio che fermarono ai Ponti della Valle l'esercito borbonico. Quindi nel 1860 finiva il Regno delle due Sicilie e Maddaloni si unì a alle altre città per formare l'Italia unita. 



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