Il Castello di Ciorlano


- 81010 Ciorlano (Caserta)
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Il Castello di Ciorlano


Ciorlano (Caserta)


Nel 1532 il castello di Ciorlano fu concesso a Isabella Mobel ed infine ai Conti Gaetani di Laurenzana di Piedimonte. Nel 1738, dopo che Ciorlano era divenuta una delle Università più ricche della zona, il duca di Laurenzana donò al re Carlo III la tenuta di Torcino che costituiva la zona più bella della contrada. Lambita e delimitata dal Volturno, Torcina era custodita in alto, da una recinto di montagne dagli alberi secolari e costituiva una naturale riserva di caccia che Carlo III fece diventare la più grande del tempo, dandole il nome di Real Caccia di Torcina. Divieti, limitazioni e vincoli di ogni specie, allontanarono man mano i Ciorlanesi dalle loro terre ormai destinate esclusivamente alla caccia del re e li rinserrarono fra i loro monti aspri ed improduttivi.

Ferdinando IV di Borbone trovò che la reale riserva non era vasta abbastanza e con un semplice reale dispaccio, nel 1786, la aggregò alle limitrofe contrade demaniali di Ciorlano denominate Cupa Mazza, Castellone e Santa Lucia, assegnando al comune di Ciorlano la prestazione annua di 50 ducati, lasciando ai cittadini l'uso di legnare e pascolare. Tutto questo portò all'impoverimento dell'economia per i Ciorlanesi e il territorio era diventato meno di un quinto di quello di cui prima disponevano. Nel 1810, come altri comuni, Ciorlano sostenne liti e processi per i beni demaniali per il diritto di legnare e pascolare contro gli ex feudatari.

Costituito il regno d'Italia, la tenuta fu assegnata alla lista civile del Re d'Italia. Con l'Unità d'Italia anche Ciorlano, conobbe la piaga del brigantaggio: sbandati dell'esercito regolare borbonico, renitenti alla leva, disertori dell'esercito, ex galeotti e contadini soffocati dalle tasse piemontesi e delusi delle promesse mancate svolsero una lotta armata che impegnò per molto tempo le truppe piemontesi. Le montagne erano la loro dimora regolare nella località Grotte di Ciorlano si narra che per lungo tempo vi fossero stati nascosti molti briganti tra cui c'era anche Nicola Vendettuoli di Ciorlanese che seguiva la famigerata banda di Pietro Trifilio.

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