Il Castello di Teano


- 81057 Teano (Caserta)
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Il Castello di Teano


Teano (Caserta)


Alla fine del VI secolo, i Longobardi giunsero nel territorio campano, impoverito e spopolato da un susseguirsi di carestie e pestilenze (547, 560, 576, 590) che causarono l’involuzione demografica e, di conseguenza, quella delle forze sociali e produttive. Nuove invasioni, contrasti politico-religiosi, fra il papato e i nuovi dominatori di fede ariana, provocarono da parte di Gregorio Magno la soppressione di sedi vescovili come Teano, retta da Domnino (555). Tra il 593/594 la città di Teano fu espugnata da Arechi I che vi costituì un insediamento a carattere militare antibizantino, a difesa dei confini occidentali del territorio da lui conquistato. Si venne a costituire una sorta di “Wardò”, zona di guardia che ebbe uno schema topografico fedele alla tradizione germanica, rimasta in vigore fino all’VIII secolo.

Tale schema mostra un insediamento a carattere autonomo ed analogo a recetti militari simili a “motte” o castrum con esclusione di dispiegamento della città costruita con mura, torri, piazze, campanile, chiese, monasteri e palazzi loggiati. La generale povertà dei mezzi e la scarsità delle conoscenze tecnologiche impedivano di realizzare edifici di questa portata. Impiantare un castello, allora significava innanzitutto scavare un fossato, impegare la terra di scavo per erigere un terrapieno e fortificarlo, con una palizzata.Documenti e scavi archeologici dimostrano comunque che la parte essenziale dell’apparato difensivo era apprestata con terra e legname sicché l’aspetto complessivo del manufatto doveva ricordare più un accampamento fortificato che non l’edificio poderoso, merlato e turrito, da noi chiamato castello. Il quartiere militare fu accentrato sul punto più alto dell’abitato e per ragioni difensive e nel rispetto della tradizione germanica suddetta che favoriva e fissava la dimora o castrum sulle alture, rendendola poco accessibile.

Di conseguenza la scelta cadde sull’area N-E dell’Arx preromana dove fu ubicato, da parte dei longobardi il “castrum”, dando avvio al processo di arroccamento. Con l’avvento di Arechi II (787) e la sue conquista del Mezzogiorno, i dominatori longobardi, si posero il problema di dare un assetto politico-amministrativo ai propri domini. Tra la fine dell’VIII ed il IX secolo Teano continuava ad essere una città che ancora occupava una posizione strategica sia come nodo stradale sia come limes o postodi frontiera. Arechi II vi “acquartierò” grossi contingenti di milizie longobarde e tale situazione favorì un ulteriore sviluppo dell’abitato ed anche un cambiamento strutturale del castrum. Infatti lo stesso Arechi II volle che il semplice fortilizio si trasformasse in fortezza. Si sa che là dove queste erano costituite per ordine diretto del principe, potevano comparire anche elementi fortificati più complessi come torri in muratura. Questi denotavano un centro giuridico e territoriale dotato di fisionomia propria, circoscritta in una determinata area con cinta fortificata ed una torre con annessi edifici d’abitazioni in legno per le forze armate, ricoveri per il bestiame e per i rustici. Così la rocca voluta da Arechi II fu ad una singola torre in muratura, sede del signore, posta nell’area orientale montana, circondata da strutture murarie preromane e a guardia di uno sporadico nucleo abitativo.Sorse il primo nucleo del “Castello” che può essere individuato nella torre imponente, a pianta quadrangolare, prospiciente piazza della Vittoria. Per caratteristiche tecniche-strutturali ed architettoniche la torre può essere posta in analogia con la torre a base quadrangolare della cinta muraria della città di Benevento voluta da Arechi II. Questa, come la nostra, nel basamento è eretta con tecnica semplice, ma efficace.

E’ solida e nell’edificazione è stato seguito un criterio: disporre grossi blocchi di spoglio su filari più bassi per un’evidente precauzione statica, e poi disporre pesanti elementi lapidei su livelli medi ed alti e blocchi tufacei per completamento. Rappresenta un’esperienza struttiva essenzialmente alto medioevale. Ma confronti possono essere fatti con le torri della cinta fortificata di Avella in provincia di Avellino o con il torrione di Pandolfo Capodiferro che presenta la base costituita da grossi massi calcarei sulla quale si sviluppa la verticalità della poderosa struttura con contrafforti realizzati con materiali omogenei, in corrispondenza di ciascuno spigolo in coppie ortogonali. Ma se l’impianto originario del castello risale alla fine dell’VIII secolo, esso si amplierà nel IX secolo quando Teano diventerà uno dei più importanti gastaldati, distretto amministrativo, dipendente da Capua, concretizzatosi dopo la morte di Landolfo Matico (843) e sotto Landenolfo. Importante evidenziare che “il primo passo di un gastaldato verso l’autonomia e la creazione di una signoria locale era costituito, evidentemente, dalla fortificazione della località in cui il signore risiedeva”. Su questi dati si può dire che il “Castellum di Tiano” si sia costruito sotto il gastaldato di Landenolfo, come realtà consequenziale al processo di occupazione fortificata a detenzione del territorio in posizione antibizantina iniziata col padrecon la fondazione di Sicopoli.

Il processo di trasformazione da castrum a rocca ed infine a castellum era ormai compiuto. I nuovi gastaldi di Teano, tra l’849 e l’856 furono Ajenardo, nipote di Landenolfo col quale, in coreggenza governava la città e Adelgisi e Maginolfo della schiatta dei Sdutto sotto i quali l’area del castello fu maggiormente ampliata. Ma tale sviluppo dovette subire una brusca interruzione a causa delle incursioni arabe che colpirono il territorio nella seconda metà del IX secolo (882 – 906). Infatti nel prologo delle leggi longobarde dell’866 è affermato che “il paese era allora devastato da popoli pagani che non cessavano di tormentare e perseguitare gli abitanti, bruciando e distruggendo villaggi e città”. Il turbinio degli eventi storici che coinvolse la nostra città trasformò l’assetto architettonico del castello che si munì di valide fortificazioni capaci di difendere dalla prese – attacco. Il di trasformazione avvenne tra la fine del IX secolo ed il X secolo quando Pandenolfo, col titolo di conte, dopo la morte di Landolfo, ebbe Capua, Teano e Caserta. Il castello fu fortificato ed ampliato tanto da far declamare ad Ughetto di Montecassino tali versi “Bello era il giorno ma non per Teano…

Dalla torre che stava a mezzogiorno Pandenolfo, fiero gli infedeli aspettava”. Questi versi ci danno una chiara connotazione di un castello turrito, evidentemente, potenziato con strutture difensive. Per cui non più “in bello” cioè in campo aperto “sed munitiones… cum bertiscis, merulorum, propugnaculis aggeribus atque fossatis omnique argomento ad paganorum insidias repellendas”. Quando nel 981 Landolfo e Gisulfo, figli di Pandolfo divennero conti di Teano, si concretizzò un processo di ampliamento urbanistico che culminò con una nuova casa comitale (loggione) che fu testimonianza di separazione tra l’amministrazione comitale (castello) e quella pubblica (casa comitale nuova). Quindi il dominio era esercitato in un contesto in cui il castello sorgeva al centro di un organismo che possedeva un territorio sul quale agiva la giustizia attraverso carbonarea o meglio sede dei placiti giudiziari. Quindi il castello perse la sua importanza difensiva alla fine del X secolo e di certo, quello che noi oggi vediamo, è di chiaro impianto normanno-svevo. Infatti, le torri attuano una difesa di fiancheggiamento, in aggiunta a quella frontale e non sono più, come le antiche, piene nella parte inferiore, ma vuote.

 Sono non troppo sporgenti dal vivo delle cortine, hanno pareti esterne verticali; la pianta quadrata prima ed in seguito circolare come la torre che sovrasta palazzo Fondi e Zarone è un esempio di architettura realizzata anonimamente da collettività operativa e precedente alla conquista angioina. Infatti l’osservazione della fabbrica rivela la mancanza sia della base a scarpata che del coronamento archeggiato con le caditoie per la difesa piombante. Il castello subì rifacimenti nel 1062 quando Riccardo il Normanno incendiò la città, ed il castello cadde in mano normanna decretando così la fine dell’epoca longobarda. 

Testo di: prolocoteano.it

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