Il Castello normanno di Ariano Irpino


- 83031 Ariano Irpino (Avellino)
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Il Castello normanno di Ariano Irpino


Ariano Irpino (Avellino)


Il castello edificato in una posizione strategica e di difficile accesso, circondato da barriere naturali, scoscendimenti e dirupi, domina le valli dell'Ufita, del Miscano e del Cervaro, e, dalla sommità, le cedette spaziavano nel vasto giro dell'orizzonte, da un lato verso i territori beneventani e di Montefusco, dall'altro verso la piana di Camporeale e le gole pugliesi. 

Non solo l'asprezza del luogo e la robustezza delle solide mura lo resero impenetrabile, quanto la intrigata rete di vie sotterranee, che scorreva al di là delle mura (Madonna di Loreto, Guardia e Pasteni). E la storia dei lunghi assedi ne dà atto; lo stesso re Ruggiero nel 1139 assediò la città, ma ben presto si convinse che il castrum era imprendibile, tolse l'assedio e l'ira lo indusse a devastare tutto ciò che incontrava durante la ritirata, anche se nel 1140 entrerà in Ariano come possessore. Ha forma trapezoidale, munito di quattro torri troncoconiche, comunicanti tra di loro tramite corridoi che si aprono lungo le mura perimetrali. Alla sommità sfida il tempo l'antico rudere del mastio, da cui, come asseriscono antichi autori, si scorgeva attraverso la gola di Monteleone, il Golfo di Manfredonia.

I muri di cortina sono muniti di contrafforti, ora interrati, che partendo dall'attuale piano di calpestio, terminano a circa sei metri sul punto iniziale della scarpa, come da saggi condotti sul lato Sud-Est (lato prospiciente al monumento del Parzanese), durante il primo restauro. Le torri sono composte di due vani, uno superiore e l'altro inferiore, che prendono luce ed aria da bocchettoni cilindrici o talvolta biconici. Ancora visibili le caditoie, intercalate dagli orecchioni, questi ultimi usati per le comunicazioni rapide fra le milizie operanti lungo le merlature e le postazioni nei piani sottostanti.

La metà dell'attuale fortezza è interrata e, chi visita la torre Est, a cui si accede nel piano inferiore tramite due rampe di scale, si accorge di trovarsi al di sotto del livello stradale.Nel vano interrato si aprono tre ambienti, con postazioni a semiluna, con feritoie per colubrine medie passavolanti, le cui gittate erano "radente uomo". Sul lato Sud, tra la torre della Madonna degli Angioli e quella si S.Elziario, così denominate dalla tradizione, si apriva nella prima cinta, un primo ingresso con fossato e ponte levatoio, e nella seconda, la porta principale con secondo fossato ed altro ponte levatoio.

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